Bene il Jobs Act ma servono i contratti liberi

Il Jobs Act è una buona base di partenza per far ripartire l’economia. Servirebbe però un passo ulteriore da parte del governo ed un approccio totalmente diverso dei sindacati. Ne è convinto Luigi Tartarelli, uno dei pochi autentici cacciatori di teste italiani. Conosce molto bene il mondo delle grandi aziende e del lavoro. Chi meglio di lui può farci la radiografia della situazione attuale.

Fin dall’introduzione del Jobs Act sono stati diffusi numeri che sembrano testimoniare una marea di assunzioni dovuta a questa riforma del mercato del lavoro. È davvero così?

Si è trattato di un grande contributo per far muovere un’economia che non è una macchina od un robot ma è fata dalle persone. Se riusciamo a mettere le persone giusto al posto giusto all’interno di un’azienda, la rendiamo più competitiva sotto tutti gli aspetti ed in grado di fare altri investimenti ed assunzioni, riuscendo a dare un enorme contributo all’economia. Così si può velocizzare la ripresa generale.

Anche senza Jobs Act le aziende avrebbero fatto queste nuove assunzioni?

Le assunzioni non ci sarebbero state lo stesso. Ha ridato una certa fiducia alle aziende alla ricerca della stabilità. Se io faccio investimenti, quindi rischio dei soldi, devo avere una certa rendita. Solo se c’è un diffuso sentimento di fiducia mi avventuro in certi investimenti. La fiducia è essenziale per attrarre anche investimenti esteri. Ovviamente servirebbe anche una rimodulazione delle leggi italiane perché la burocrazia inceppa tutto e non favorisce gli investimenti.

Ci sono state molte proteste sull’abolizione dell’articolo 18. Le condivide?

L’articolo 18 è stato solo un aspetto politico. Queste nuove agevolazioni non hanno alcun effetto sull’economia reale. Il problema è tutto nella filosofia degli imprenditori e dei sindacati. Siamo l’unico paese ad essere rimasti con leggi sul lavoro molto restrittive che penalizzano gli imprenditori e non favoriscono neanche i lavoratori e i sindacati. Il sindacato non aiuta la posizione di un’azienda, la aggrava. Tutti i sindacati stanno perdendo iscritti forse dovrebbero domandarsi il perché: le loro proteste e prese di posizione servono solo a mantenere in vita se stessi.

Cosa potrebbe fare il governo per incentivare ancora di più le assunzioni?

Il governo potrebbe inserire i contratti liberi, controllare la serietà di chi assume e verificare le modalità di assunzione. Monitorare davvero i veri lavori usuranti in modo da tutelare le maestranze che devono continuare ad essere garantite. Bisogna insegnare agli italiani ad autotutelarsi con la cultura e il lavoro e non con il protezionismo.

Cosa intende per contratti liberi?

“In Italia bisognerebbe introdurre i contratti liberi”

Sia le aziende che i lavoratori potrebbero recedere immediatamente dal contratto con il giusto preavviso. Con questo sistema si può ritrovare subito lavoro, in altri paesi questo è possibile. L’industria leader dell’automobile in India adotta questa filosofia. La gente cambia il lavoro molto spesso senza alcun problema perché è stata educata in questo dalla politica e dai sindacati. Se anche i sindacati italiani proponessero cose positive darebbero un contributo significativo  alla ripresa economica.

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