Assegno di collocamento, Tartarelli: “massima prudenza nella scelta dell’agenzia formativa”

Il decreto attuativo del Jobs Act ha rivisto le politiche attive per i disoccupati: così per le persone senza lavoro da più di 4 mesi arriva l’assegno di disoccupazione. Viene inoltre istituita la nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL). Questa agenzia secondo la normativa sarà costituita da quelle strutture nel territorio (Inail, Inps, Agenzie per il lavoro, intermediari autorizzati, enti di formazione, ecc.) che in teoria dovrebbero facilitare l’injobscontro tra domanda e offerta di lavoro e dall’altra vigilare affinché questi assegni di ricollocamento servano per questo scopo. Questi voucher dovrebbero soprattutto servire al disoccupato a frequentare corsi di riqualificazione professionale organizzati da questi enti. Proprio su questo punto il cacciatore di teste Luigi Tartarelli invita alla massima prudenza nella scelta dell’ente a cui rivolgersi per evitare di imbattersi in realtà improvvisate: «affidarsi al primo che passa può essere molto rischioso con il rischio di perdere il finanziamento, non trovare il lavoro e magari essere anche derisi dietro le quinte. Trovare il lavoro è un grande lavoro ed occorre una grande strategia. Chi ha messo a punto tale sistema dovrebbe spiegarmi dov’è la verifica delle capacità e delle competenze nei confronti di queste agenzie di formazione. Prima di dare i soldi a chiunque bisognerebbe verificare se questi soggetti abbiano o meno le competenze altrimenti prendiamo una persona scelta a caso, la paghiamo e le diciamo “trovami il lavoro”. Ne sarà capace secondo voi?»

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Bene il Jobs Act, ma chi lo conosce davvero?

Il Jobs act potrebbe anche essere una riforma meravigliosa ma è sotto utilizzata perché in pochi la conoscono davvero. Il cacciatore di teste Luigi Tartarelli mette il dito nella piaga sulla mancanza di una completa informazione sulla riforma del lavoro. «Tra il serio ed il faceto Renzi è riuscito a sbloccare un’economia stagnante ed una crisi devastante. Ci sono grandi segnali di ripresa, in particolare nel nord Italia, per quanto riguarda il mercato del lavoro. Purtroppo però ancora abbiamo gravi lacune. Il Jobs Act ad esempio. Di questa riforma mancano le informazioni basilari per le aziende sul suo reale funzionamento. Tutti ne parlano, in pochi lo conoscono davvero, dai consulenti del lavoro alle associazioni di categoria. Dovrebbero esserci delle informazioni semplificate da girare alle aziende, agli addetti ai lavori ma anche utilizzabili dagli stesi dipendenti. Sarebbe finalmente il segnale epocale che non si voglia agire solo per pochi intimi ma per l’intera collettività».

tartarelli impresa
Il cacciatore di teste Luigi Tartarelli

Anche perché il numero delle assunzioni a tempo indeterminato, dovute soprattutto agli sgravi contributivi, non sembra altissimo. «Mi risulta che gli imprenditori sappiano usare poco o niente le possibilità offerte dal Jobs Act. Se la riforma fosse conosciuta davvero le assunzioni aumenterebbero in modo esponenziale. Le aziende hanno fiducia, stanno assumendo, ma devono conoscere gli strumenti che potrebbero avere a disposizione. Mi sembra però che il grosso ostacolo sia sempre rappresentato dalle famose lobby: commercialisti, avvocati, politici, consulenti del lavoro, sindacati. C’è purtroppo chi vuole sempre lucrare sull’attuazione la pubblicità di questa nuova normativa che potrebbe essere molto interessante se la conoscessero davvero tutti. Perché in Italia dobbiamo sempre aver bisogno di questi intermediari per accedere alla conoscenza?»

Jobs act: “controlli necessari ma serviranno a poco senza una nuova educazione”

Da mesi si leggono polemiche sui cosiddetti controlli a distanza, introdotti dal jobs act, che i datori di lavoro potrebbero svolgere sui dipendenti attraverso i dispositivi mobili aziendali. Si è parlato di privacy a rischio e di altri potenziali pericoli a danno del lavoratore.

Secondo il cacciatore di teste Luigi Tartarelli i controlli a distanza dei dipendenti si sono resi necessari ma serviranno a ben poco senza un radicale cambiamento della mentalità generale dei lavoratori ed un ritorno all'onestà
Secondo il cacciatore di teste Luigi Tartarelli i controlli a distanza dei dipendenti si sono resi necessari ma serviranno a ben poco senza un radicale cambiamento della mentalità generale dei lavoratori ed un ritorno all’onestà

Secondo il cacciatore di teste Luigi Tartarelli tali controlli sono diventati inevitabili ma non basteranno senza un vero shift nella mentalità di ognuno: “Partirei da un concetto: quello dell’onestà e della diligenza. Andrebbero educati gli italiani di nuovo a questi valori. Un tempo non erano disonesti e poco lavoratori.  Poi la classe politica li ha educati ad essere disonesti, ladri e tendenti alla furbizia. Occorre quindi anche un controllo molto severo. Come si vede ovunque c’è chi ruba e chi si imbosca. L’ultimo dell’anno i vigili a Roma erano tutti stranamente malati e via dicendo. In ogni luogo di lavoro scopri così che quello ti ha tubato, quello di 8 ore ne fa una, o non ne fa per niente. I controlli si sono resi necessari ma non risolveranno niente, anche perché c’è molta protezione in Italia di certi comportamenti. Si può rieducare anche gli adulti, solo così si potrà  uscire da un tunnel pesante dove c’è ancora troppo poco lavoro. La ripresa può esserci ma se non verranno superate queste criticità all’interno delle aziende sarà comunque difficilissimo uscirne”.

Bene il Jobs Act ma servono i contratti liberi

Il Jobs Act è una buona base di partenza per far ripartire l’economia. Servirebbe però un passo ulteriore da parte del governo ed un approccio totalmente diverso dei sindacati. Ne è convinto Luigi Tartarelli, uno dei pochi autentici cacciatori di teste italiani. Conosce molto bene il mondo delle grandi aziende e del lavoro. Chi meglio di lui può farci la radiografia della situazione attuale.

Fin dall’introduzione del Jobs Act sono stati diffusi numeri che sembrano testimoniare una marea di assunzioni dovuta a questa riforma del mercato del lavoro. È davvero così?

Si è trattato di un grande contributo per far muovere un’economia che non è una macchina od un robot ma è fata dalle persone. Se riusciamo a mettere le persone giusto al posto giusto all’interno di un’azienda, la rendiamo più competitiva sotto tutti gli aspetti ed in grado di fare altri investimenti ed assunzioni, riuscendo a dare un enorme contributo all’economia. Così si può velocizzare la ripresa generale.

Anche senza Jobs Act le aziende avrebbero fatto queste nuove assunzioni?

Le assunzioni non ci sarebbero state lo stesso. Ha ridato una certa fiducia alle aziende alla ricerca della stabilità. Se io faccio investimenti, quindi rischio dei soldi, devo avere una certa rendita. Solo se c’è un diffuso sentimento di fiducia mi avventuro in certi investimenti. La fiducia è essenziale per attrarre anche investimenti esteri. Ovviamente servirebbe anche una rimodulazione delle leggi italiane perché la burocrazia inceppa tutto e non favorisce gli investimenti.

Ci sono state molte proteste sull’abolizione dell’articolo 18. Le condivide?

L’articolo 18 è stato solo un aspetto politico. Queste nuove agevolazioni non hanno alcun effetto sull’economia reale. Il problema è tutto nella filosofia degli imprenditori e dei sindacati. Siamo l’unico paese ad essere rimasti con leggi sul lavoro molto restrittive che penalizzano gli imprenditori e non favoriscono neanche i lavoratori e i sindacati. Il sindacato non aiuta la posizione di un’azienda, la aggrava. Tutti i sindacati stanno perdendo iscritti forse dovrebbero domandarsi il perché: le loro proteste e prese di posizione servono solo a mantenere in vita se stessi.

Cosa potrebbe fare il governo per incentivare ancora di più le assunzioni?

Il governo potrebbe inserire i contratti liberi, controllare la serietà di chi assume e verificare le modalità di assunzione. Monitorare davvero i veri lavori usuranti in modo da tutelare le maestranze che devono continuare ad essere garantite. Bisogna insegnare agli italiani ad autotutelarsi con la cultura e il lavoro e non con il protezionismo.

Cosa intende per contratti liberi?

“In Italia bisognerebbe introdurre i contratti liberi”

Sia le aziende che i lavoratori potrebbero recedere immediatamente dal contratto con il giusto preavviso. Con questo sistema si può ritrovare subito lavoro, in altri paesi questo è possibile. L’industria leader dell’automobile in India adotta questa filosofia. La gente cambia il lavoro molto spesso senza alcun problema perché è stata educata in questo dalla politica e dai sindacati. Se anche i sindacati italiani proponessero cose positive darebbero un contributo significativo  alla ripresa economica.